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Storia

Ultima modifica 10 dicembre 2018

San Bellino si trova a venti chilometri da Rovigo e conta circa 1100 abitanti. Ha una frazione, Presciane.

Il toponimo riflette il culto del Patrono, san Bellino, vescovo di Padova ucciso nel 1147. Nel 1074 Alberto Azzo d’Este ottenne per i figli Ugo e Folco l’investitura sulla zona. Nel 1405 iniziarono le opere di bonifica del territorio frequentemente allagato dalle rotte del Po e dell’Adige. Nel 1482, al termine della Guerra del Sale tra Repubblica di Venezia e Ducato di Ferrara, divenne possesso della Serenissima; iniziò così un periodo che contribuisce alla sua crescita artistica, arricchendosi di ville e corti agricole di nobili veneziani. Nel 1797 l’invasione napoleonica la rese dominio francese, nel 1809 il governo francese istituì il dazio sulle macine, alzando così il prezzo delle farine, ma il popolo insorse pesantemente, ottenendone l’abolizione. Nel 1815 entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto, controllato dall'Impero d'Austria, e così rimase fino all’annessione al Regno d’Italia del 1866. Le due Guerre Mondiali contribuirono a peggiorare lo stato delle cose, che troverà un miglioramento solo dopo la seconda metà del 1900, nonostante in questi decenni il paese fu protagonista di vivaci iniziative e attività. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale San Bellino si distinse per un ruolo attivo nella Resistenza, con Ezio Galvani e Giovanni Tasso, entrambi trucidati nell'Eccidio di Villamarzana. (Per altre informazioni più accurate è possibie consultare la ricca bibliografia disponibile presso la Biblioteca Comunale di San Bellino)

L’attuale territorio comunale si chiamava San Martino di Variano ma prese il nome di San Bellino in onore del santo. Il vescovo Bellino visse tra il XI e il XII secolo e operò principalmente nei territori della Diocesi di Padova per redimere alcune questioni legate al fatto che numerose famiglie possedevano ingiustamente terreni di proprietà della Chiesa. Fu per questi dissidi che Bellino fu assassinato da alcuni sicari. La storia racconta che Bellino fu aggredito da alcuni cani e scaraventato a terra dal suo cavallo. Gli abitanti dell’attuale Fratta Polesine trovarono il corpo e ne diedero sepoltura. In seguito a una rotta del Po l’arca che conteneva il corpo del santo fu sommersa e smarrita. Trascorsi oltre 100 anni, un contadino trovò l’arca e con l’aiuto dei suoi buoi la sollevò e si diresse verso l’antica chiesa rurale di San Martino di Variano. Sembra che da quel momento si verificarono alcuni miracoli, in particolare quello di curare la rabbia, quasi volesse far palese che, chi da cani rabbiosi fu assalito e gettato a terra perdendo la vita, fosse diventato sanatore di questo male. Infine, nel 1774, il papa Clemente XIII elevò a Basilica la Chiesa di San Bellino e stabilì che il 26 novembre sarebbe stato festeggiato il Santo Patrono del Paese, in coincidenza dello stesso giorno dell’anniversario della sua morte.


Il quattrinoIl quattrino

Nel 1487, sotto la reggenza del provveditore Giovanni Marcello, la Repubblica fece coniare una piccola moneta celebrativa dell’annessione. Risulta che la dominante fece battere nella zecca di Venezia dei quattrini (cioè monete simili per il peso di metallo e valore di denaro) recanti da un lato l’effigie di S. Bellino, per avere corso nel nuovo possedimento “Polesine”, dall’altro il leone di S. Marco. Si trattava di monete in misura metallica a base d’argento, del valore appunto di un quattrino del diametro di cm.1,5 e del peso di gr. 038, così effigiate.