Regione Veneto

Patrimonio culturale

Ultima modifica 30 dicembre 2017

LA VIA DEL SANTO e l'itinerario di turismo religioso 

Il paese ha il suo epicentro nella Basilica di San Bellino, Patrono della Diocesi di Adria-Rovigo. È meta di numerosi pellegrinaggi religiosi, soprattutto in novembre: durante la novena di San Bellino arrivano circa 1500 fedeli da tutta la diocesi. La fede può essere rinforzata dalla magnificenza della chiesa. Viene rievocato il percorso religioso della traslazione dell’urna con le spoglie del vescovo San Bellino dalla scomparsa chiesa di S. Giacomo di Lugarano (Fratta Polesine) all’attuale basilica di San Bellino (l’allora S. Martino Di Variano). Traslazione caratterizzata da due soste che determinarono in seguito la costruzione di due capitelli, entrambi ubicati a lato dell’ attuale strada di Via Argine S. Maria. Partendo idealmente dall’allora chiesa di S. Giacomo, si arriva all’ oratorio della 1^ tappa.

Oratorio 1^ tappa

Un piccolo manufatto che abbattuto nel corso degli anni ‘70 è stato ricostruito dall’Amministrazione Comunale nell’anno 2003 e inaugurato in coincidenza con la festa del Santo Patrono Bellino il 26 novembre 2003, alla presenza di Sua Eccellenza il Vescovo della diocesi di Adria e Rovigo mons. Andrea Bruno Mazzoccato. L’oratorio misura in pianta circa 9 metri quadrati; vi si accede salendo tre scalini; la porta di entrata è in ferro battuto e al suo interno si trova sul lato destro una statua raffigurante il Vescovo Martire San Bellino; donata dalla Parrocchia di San Bellino; al centro un piccola finestra ove è sapientemente riportata un’ immagine del Santo su un prezioso vetro dell’artista locale Sandro Tomanin; sul lato sinistro si nota un candelabro poggiato su una mensola in marmo.

Oratorio 2^ tappa

Sempre costeggiando Via Argine S. Maria si fa sosta nell'oratorio della 2^ tappa. Sei gradini di doppia gradinata, sollevano l’ingresso ad oltre un metro dal terreno circostante, a causa delle frequenti alluvioni di un tempo. L’oratorio conserva una chiusura a rastrello in legno e sull’altare la statua di San Bellino; sulla parete di sinistra ci sono i resti di un affresco illeggibile.

Basilica di San Bellino

Si arriva poi nel centro del paese, dove si trova la Basilica nel cui interno riposano le spoglie del santo; una Basilica impreziosita in ogni angolo, affascinante per la cura con cui viene conservata e recentemente restaurata sotto l’occhio attento di monsignor Bruno Segala. L’attuale edificio risale al 1649, quando venne ricostruito dalle fondamenta, con l’aiuto economico della popolazione. L’architettura rispecchia la tradizionale chiesa rurale veneta del XVIII secolo, con ispirazione romanico-gotica. La chiesa, situata al centro del paese, costituisce con il campanile, la canonica e la piazza adiacente, un complesso urbanistico-architettonico con ordinate proporzioni. Subito si incontra l’elegante e sobria facciata della Basilica, con lineamenti gotici e romanici, è distinta in due piani; il piano inferiore è scandito da sei colonne tuscaniche a lesene (tipico dell’architettura rurale) e quattro finestroni impreziositi dai vetri artistici di Sandro Tomanin, più il portale marmoreo. Il piano superiore presenta quattro colonne tuscaniche a lesene, un rosone con un’elaborata effige in alabastro di S. Bellino e due nicchie, una volta ospitanti le statue di S. Martino e S. Bellino. Il timpano è un richiamo alla classicheggiante cultura veneta del XVII secolo.

Campanile della Basilica di San Bellino

Accanto alla Basilica, sorge il campanile. Costruito in pietra a vista all’inizio del ‘500, subì diversi interventi di restauro, dal XVI secolo agli anni ’80 da parte della Soprintendenza di Verona. Il campanile è uno dei rari esempi, esistenti nel Polesine, di stile tardo romanico. Simile è il campanile dell’Abbazia della Vangadizza di Badia Polesine. La torre campanaria è suddivisa in quattro ripiani con altrettanti cornicioni sporgenti. La cella campanaria è ornata e alleggerita da bifore su tutti i lati. La cuspide è decorata con quattro pinnacoli e una croce di metallo. Alla base è presente una lapide che ricorda il livello raggiunto dalle acque durante l’alluvione dell’Adige nel 1823.

Chiesa di Santa Margherita V. e M. di Presciane

La chiesa sorge a Presciane, frazione di San Bellino, dove al suo interno viene celebrato il culto della santa; una chiesa decorata e restaurata con merito. Il 1° marzo del 1078 venne edificata a Presciane una Cappella sotto l’invocazione di Santa Margherita. Furono fissati anche i confini del territorio, ma fu così grande lo sconvolgimento causato in seguito dagli eventi alluvionali, che diventerà impossibile riconoscerli. Nel 1371 l’edificio sacro fu al centro di una contesa fra l’Abate della Vangadizza e il Comune di Ferrara. Il giudice Lanfranco proclamò che la Chiesa di S. Margherita, costruita sopra l’argine che porta a Manezio (compreso S. Bellino) doveva essere sotto la giurisdizione di Ferrara. Nel 1438 la chiesa fu allagata e rovinata dalla rotta del fiume. Bisognerà aspettare il 1462 con Prisciano Prisciani, fattore di Borso d’Este e successivamente del Duca Ercole I, la ricostruzione dell’edificio. Queste furono le basi per l’erezione della Parrocchia e ottenendone lo juspatronato. Nel 1740 il Doge di Venezia affidò alla chiesa di San Bellino il diritto di matricità sulla chiesa di Presciane. Durante una visita del 1604, mons. Peroto diede una descrizione dettagliata di tutto il complesso che, iniziato dal capostipite Prisciano Prisciani, fu successivamente “protetto” dalla famiglia Estense Tassoni Prisciani, da diversi personaggi nobili, fine al 1899 quando passò al Conte Ludovico Nani Mocenigo. Tutti questi “protettori” abitavano nell’attuale Villa Nani Mocenigo ora Bertetti. Un imponente restauro avvenne nel 1636. Oggi la chiesa si presenta con un'unica navata, con quattro altari ai lati, più l’altare maggiore dell’abside, interamente affrescato e ornato di fregi e pitture.

 

LA VIA DELLE VILLE

San Bellino, come altri centri rurali del Polesine e del Veneto, era un insieme di poderi, piccoli e grandi, in corrispondenza dei quali, venivano costruiti la casa di abitazione e gli annessi rustici riservati ai contadini e per la conduzione della tenuta. Nei primi anni del XVI secolo, con le bonifiche dei territori palustri del Polesine, le ricche famiglie venete incominciarono a costruire le proprie residenze per controllare le attività produttive del proprio podere. A partire quindi dal Cinquecento sino in pieno Settecento furono quindi edificati gli edifici di maggior pregio storico e artistico, come le Ville Ca’ Moro, Guarini, Nani Mocenigo ora Bertetti e la Casa Barbarigo detta “Le Rosine”. Le prime due ville presentano oggi un vincolo monumentale, e pertanto sono tutelate dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, mediante la Soprintendenza di Verona. Le ville e le case padronali di rilevante importanza culturale che sorgono a San Bellino sono le seguenti

  • Villa Ca’ Moro
  • Villa Guarini
  • Villa Bolognese
  • Villa Zambonin
  • Villa Nani Mocenigo ora Bertetti
  • Palazzo Ottoboni-Valente ora Tomanin
  • Casa Barbarigo
  • Casa Dosi-Delfini 

Nella Via delle Ville, va inserita anche la Residenza Municipale di San Bellino, che pur non traendo origine da ville o case padronali è degna di nota per la sua architettura e il ruolo che ricopre.